Hai nominato un RSPP esterno, ma cosa dovrebbe fare durante l’anno? Scopri il ruolo del Servizio di Prevenzione e Protezione e come organizzarlo in azienda.

Avere il nome dell’RSPP nel DVR non basta a rendere efficace il Servizio di Prevenzione e Protezione

Hai nominato il tuo RSPP esterno.

Il suo nominativo compare nella documentazione aziendale.

Il DVR è stato redatto.

Tutto a posto?

Non necessariamente.

Prova a rispondere a qualche domanda.

Quando è stata l’ultima volta che il tuo RSPP ha avuto occasione di conoscere o verificare direttamente la situazione della tua azienda?

Sa se hai acquistato nuove attrezzature?

Sa se sono cambiate lavorazioni, locali, mansioni o organizzazione?

Il tuo sistema tiene sotto controllo formazione, aggiornamenti e necessità collegate alla sorveglianza sanitaria?

Se non sai rispondere, forse la domanda da farti non è soltanto:

“Ho nominato un RSPP?”

ma:

“Il mio Servizio di Prevenzione e Protezione sta realmente funzionando?”


RSPP: non è soltanto una nomina

RSPP significa Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.

Ed è proprio la parola “Servizio” che spesso viene dimenticata.

Il D.Lgs. 81/2008 attribuisce al Servizio di Prevenzione e Protezione compiti precisi nell’ambito del sistema aziendale di prevenzione.

L’articolo 33 prevede, tra l’altro, che il Servizio provveda:

  • all’individuazione dei fattori di rischio;
  • alla valutazione dei rischi;
  • all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro;
  • all’elaborazione, per quanto di competenza, delle misure preventive e protettive e dei sistemi di controllo;
  • all’elaborazione delle procedure di sicurezza per le diverse attività aziendali;
  • alla proposta dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • alla partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
  • a fornire ai lavoratori le informazioni previste dalla normativa.

Il punto, quindi, non è avere semplicemente un nominativo.

Il punto è avere un Servizio di Prevenzione e Protezione che possa svolgere concretamente la propria funzione.


Cosa dovrebbe succedere dopo la nomina dell’RSPP esterno?

Ogni azienda è diversa.

Un ristorante non presenta gli stessi rischi di un’impresa edile.

Un’officina è diversa da un ufficio.

Un’attività commerciale è diversa da un’impresa di pulizie.

Per questo non esiste un’unica agenda operativa identica per qualsiasi RSPP e qualsiasi azienda.

Esiste però un principio fondamentale:

il sistema di prevenzione deve conoscere l’impresa reale.

E l’impresa reale cambia.

Cambiano lavoratori.

Cambiano attrezzature.

Cambiano ambienti.

Cambiano mansioni e processi.

Possono cambiare sostanze utilizzate, turni, organizzazione, procedure e modalità di lavoro.

Un servizio efficace deve essere in grado di intercettare questi cambiamenti e valutarne la rilevanza per la salute e sicurezza.


1. Conoscere davvero l’azienda

Un RSPP esterno deve poter acquisire le informazioni necessarie per svolgere il proprio ruolo.

Il D.Lgs. 81/2008 prevede infatti che il Datore di Lavoro fornisca al Servizio di Prevenzione e Protezione informazioni riguardanti, tra l’altro, natura dei rischi, organizzazione del lavoro, programmazione e attuazione delle misure preventive e protettive e dati rilevanti per il sistema di prevenzione.

Questo significa una cosa molto concreta:

l’RSPP deve lavorare sull’azienda che esiste oggi, non sulla fotografia dell’azienda di qualche anno fa.

Ecco perché il rapporto tra impresa e Servizio di Prevenzione e Protezione non dovrebbe esaurirsi con la consegna del DVR.


2. Verificare se qualcosa è cambiato

Una delle domande più semplici che possiamo fare a un imprenditore è:

“La tua azienda oggi è esattamente uguale a quando hai fatto il DVR?”

Molto spesso la risposta è no.

Può essere arrivata una nuova macchina.

Può essere stato assunto personale.

Può essere cambiato il layout.

Può essere stata introdotta una nuova lavorazione.

Possono essere cambiate mansioni, organizzazione o modalità operative.

Non ogni piccolo cambiamento comporta automaticamente la necessità di rifare il DVR.

Ma i cambiamenti rilevanti devono essere valutati per verificare se incidono sui rischi e sulle misure di prevenzione.

È questa la differenza tra avere un documento e gestire la sicurezza.


3. DVR: non deve diventare una fotografia vecchia dell’azienda

La valutazione dei rischi è un obbligo non delegabile del Datore di Lavoro.

Questo è un punto fondamentale.

Avere un RSPP esterno non trasferisce all’RSPP la responsabilità propria del Datore di Lavoro.

Il Servizio di Prevenzione e Protezione supporta il sistema aziendale con le competenze previste dalla normativa.

Per questo un buon rapporto tra Datore di Lavoro e RSPP è essenziale.

Se l’impresa cambia e nessuno comunica il cambiamento, il sistema rischia progressivamente di allontanarsi dalla realtà.

Il DVR non dovrebbe descrivere l’azienda di ieri.

Deve rappresentare i rischi dell’azienda reale.


4. Formazione: chi tiene sotto controllo le scadenze?

C’è poi un problema estremamente concreto per le PMI.

I lavoratori devono essere formati.

Alcune figure richiedono percorsi specifici.

Esistono aggiornamenti.

Nuove assunzioni e cambiamenti organizzativi possono generare nuove esigenze formative.

E per il Datore di Lavoro diventa facile perdere il controllo.

Il Servizio di Prevenzione e Protezione, nell’ambito dei compiti previsti dall’art. 33, propone i programmi di informazione e formazione dei lavoratori.

Ma per trasformare questo principio in organizzazione aziendale serve un sistema che sappia anche intercettare:

chi deve essere formato → quale formazione serve → cosa è già stato fatto → quali aggiornamenti devono essere programmati.

È uno dei motivi per cui in 626 School abbiamo scelto di affiancare al ruolo dell’RSPP anche un presidio operativo attraverso l’ASPP, per supportare il monitoraggio delle esigenze e delle scadenze formative.


5. Sorveglianza sanitaria: RSPP e Medico Competente hanno ruoli diversi

Anche su questo punto è importante essere precisi.

L’RSPP non sostituisce il Medico Competente.

Quando la normativa prevede la sorveglianza sanitaria, questa viene effettuata dal Medico Competente secondo le proprie attribuzioni e competenze.

Ma un sistema aziendale ben organizzato deve evitare che sicurezza tecnica, formazione e sorveglianza sanitaria procedano come compartimenti separati.

Pensiamo a una nuova assunzione o a un cambio di mansione.

L’organizzazione deve essere capace di verificare tempestivamente quali adempimenti siano pertinenti.

Per questo nel modello di assistenza 626 School lavorano in maniera coordinata:

RSPP + ASPP + Medico Competente.

Ruoli differenti.

Competenze differenti.

Un sistema coordinato.


6. E se l’azienda è alimentare?

Per un ristorante, un bar, un laboratorio, una pasticceria o un’altra impresa alimentare esiste un’ulteriore esigenza.

Alla sicurezza dei lavoratori si affianca la sicurezza alimentare.

E così l’imprenditore rischia di trovarsi a gestire separatamente:

DVR.

RSPP.

formazione.

sorveglianza sanitaria.

Medico Competente.

Manuale HACCP.

procedure di autocontrollo.

formazione e organizzazione HACCP.

È proprio qui che abbiamo sviluppato un modello di Assistenza Integrata.

Nel settore alimentare il sistema può mettere in relazione:

RSPP + ASPP + Medico Competente + Consulente HACCP.

Non significa confondere ruoli e responsabilità.

Significa esattamente il contrario:

coordinare professionisti con competenze diverse intorno alla stessa impresa.

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Un unico interlocutore non significa un unico professionista

Questa distinzione è importante.

Nessun professionista dovrebbe “fare tutto”.

Il Medico Competente svolge le funzioni che la normativa gli attribuisce.

L’RSPP opera nell’ambito del Servizio di Prevenzione e Protezione.

Il Consulente HACCP lavora sul sistema di autocontrollo e sicurezza alimentare.

Il Datore di Lavoro mantiene le responsabilità che la legge pone a suo carico.

Integrare significa far dialogare queste competenze.

Per una piccola o media impresa questo può significare avere un riferimento organizzativo più semplice, senza dover rincorrere separatamente scadenze, consulenti e adempimenti.


RSPP esterno: 7 domande che un imprenditore può farsi oggi

Non serve essere un tecnico.

Prova semplicemente a rispondere:

1. Il mio RSPP conosce realmente la situazione attuale della mia azienda?

2. Sa quali cambiamenti significativi sono avvenuti dall’ultima valutazione?

3. Le nuove attrezzature, lavorazioni o mansioni sono state considerate quando necessario?

4. Abbiamo un sistema per monitorare formazione e aggiornamenti?

5. Quando prevista, la sorveglianza sanitaria è organizzata e coordinata con le esigenze aziendali?

6. Sappiamo chi deve fare cosa quando entra un nuovo lavoratore?

7. Il mio RSPP è soltanto un nome nei documenti oppure fa parte di un Servizio di Prevenzione e Protezione realmente operativo?

Se alcune risposte sono “non lo so”, non significa automaticamente che la tua azienda non sia conforme.

Significa però che vale la pena verificare come è organizzato il sistema di prevenzione.


RSPP esterno a Cagliari e in Sardegna: il modello 626 School

626 School opera da oltre vent’anni nella consulenza e nella formazione per la sicurezza sul lavoro, affiancando imprese di diversi settori.

Il nostro obiettivo non è semplicemente assumere formalmente l’incarico di RSPP.

È aiutare il Datore di Lavoro a costruire un sistema nel quale prevenzione, documentazione, formazione e, quando prevista, sorveglianza sanitaria possano essere monitorate e coordinate nel tempo.

Per questo il servizio può integrare:

RSPP esterno
per il presidio tecnico del Servizio di Prevenzione e Protezione;

ASPP
per il supporto operativo e il monitoraggio organizzativo, comprese le esigenze e scadenze formative e il raccordo organizzativo con la sorveglianza sanitaria;

Medico Competente
quando previsto, per gli adempimenti e le attività di propria competenza in materia di sorveglianza sanitaria;

e, per le imprese alimentari,

Consulente HACCP
per il sistema di autocontrollo e la sicurezza alimentare.

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👉 Conosci meglio 626 School e il nostro modello di consulenza


Dal documento al sistema: Metodo PROTEGGI™

La filosofia è semplice.

Un DVR nel cassetto non protegge un lavoratore.

Un attestato dimenticato in un archivio non organizza la formazione.

Una nomina non rende automaticamente efficace il Servizio di Prevenzione e Protezione.

La sicurezza funziona quando diventa organizzazione quotidiana.

È su questo principio che abbiamo sviluppato PROTEGGI™, il nostro metodo dedicato alla gestione della sicurezza nelle PMI.

👉 Scopri il Metodo PROTEGGI™ e verifica quanto è solida la sicurezza della tua impresa


FAQ – RSPP esterno

È obbligatorio avere un RSPP?

Il D.Lgs. 81/2008 prevede l’organizzazione del Servizio di Prevenzione e Protezione e la designazione dell’RSPP secondo le modalità stabilite dalla normativa. Nei casi consentiti il Datore di Lavoro può svolgere direttamente i compiti del Servizio, purché ricorrano le condizioni previste e possieda la formazione richiesta.

Nominare un RSPP esterno trasferisce le responsabilità del Datore di Lavoro?

No. La nomina dell’RSPP non trasferisce al professionista gli obblighi che la normativa attribuisce al Datore di Lavoro. In particolare, la valutazione dei rischi e l’elaborazione del relativo documento rientrano tra gli obblighi non delegabili del Datore di Lavoro.

L’RSPP deve occuparsi della formazione dei lavoratori?

Il Servizio di Prevenzione e Protezione, ai sensi dell’art. 33 del D.Lgs. 81/2008, propone i programmi di informazione e formazione. Gli obblighi formativi e la loro concreta organizzazione devono essere gestiti nel rispetto delle disposizioni applicabili ai diversi soggetti aziendali.

L’RSPP effettua le visite mediche?

No. La sorveglianza sanitaria, quando prevista, compete al Medico Competente secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 81/2008.

L’RSPP deve aggiornare il DVR?

La valutazione dei rischi è un obbligo del Datore di Lavoro e la sua effettuazione non è delegabile. L’RSPP, nell’ambito dei compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione, collabora al processo di individuazione e valutazione dei rischi. Quando intervengono le condizioni previste dalla normativa, la valutazione deve essere rielaborata.

Un’impresa alimentare può coordinare RSPP e consulente HACCP?

Sì, mantenendo distinti ruoli, competenze e responsabilità. Un’organizzazione integrata può consentire all’impresa di coordinare più efficacemente sicurezza sul lavoro, formazione, sorveglianza sanitaria e sicurezza alimentare.


Il punto non è avere un RSPP. È avere un Servizio che funziona.

Per una PMI la sicurezza non dovrebbe trasformarsi in una collezione di documenti, professionisti e scadenze che nessuno riesce più a coordinare.

L’obiettivo dovrebbe essere molto più semplice:

sapere cosa deve essere fatto, chi deve farlo e quando deve essere fatto.

L’RSPP esterno può essere una parte fondamentale di questo sistema.

Ma la vera domanda rimane:

il tuo RSPP è soltanto un nome nel DVR o il tuo Servizio di Prevenzione e Protezione è realmente presente nella vita della tua azienda?

 

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